La poetessa dell’amor piccolo

La settimana scorsa ricorse il centocinquantesimo anniversario della nascita di Maria Skłodowska, la grande ricercatrice polacca e premio Nobel per la fisica. Avrei voluto pubblicare un articolo a riguardo ed in futuro non potrò esimermi dal farlo, ma oggi no. Grazie a Google che ce lo ha ricordato, tutti hanno pubblicato qualcosa su di lei, io invece preferisco ricordare le persone quando gli altri le dimenticano, voglio quindi parlare di un’altra grande donna polacca, Wisława Szymborska.

In un mondo dove il potere è in mano agli uomini, non è facile arrivare al vertice per una donna. A meno di non pagare il prezzo di comportarsi come un uomo, nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. La poetessa di Kórnik è riuscita invece a conservare a pieno la sua natura di donna, non in una sterile femminilità stereotipica, ma fornendo con le sue opere uno sguardo sul mondo e sull’animo umano che ogni donna può capire ed ogni uomo può scoprire.

Lessi le sue opere per la prima volta mentre studiavo polacco a Dresda. Durante un pomeriggio d’estate al fiume, un amico italiano mi vide con un libricino in mano e sorpeso, mi chiese: “Ma come? Ora ti sei messo a leggere in polacco?”. Ingenuamente risposi: “Non proprio, a fronte c’è la traduzione in tedesco”. Continuò a fissarmi aggiungendo solo: “Ah bhe, allora sì”.

Non sono all’altezza di scrivere una dissertazione professionale su di una scrittrice di tale grandezza, nè spiegherò le ragioni per cui ricevette il Nobel. Racconterò invece cosa abbia significato per me la sua opera e cosa mi abbia insegnato. Dalla prima poesia che lessi, Wisława scardinò, una ad una, tutte le idee e i preconcetti sulla donna, sul rapporto uomo – donna ed in generale sulle persone, che mi ero fatto o mi erano stati vomitati addosso dalla società. Mi ha parlato di un amore altro, di un amore piccolo.

L’amore eroistico, imperituro e passionale diventò così per me un infantile e pacchiana banalizzazione di un sentimento che è motore delle azioni umane al pari dell’istinto di sopravvivenza. Un orrida contraffazione che tuttavia fa da perno a molti film e libri, mediocri ma di successo. Perchè lo stereotipo è facile da accettare per i più e quindi fa vendere. L’amore che si rinnova ogni giorno, che non viene espresso ma viene percepito, che si declina in innumerevoli, ineffabili forme, è noioso. A meno che a parlarne non sia Wisława Szymborska.

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