Viaggiare nel tempo prendendo un caffè

Come entrammo nella caffetteria il mio amico si guardò intorno con una faccia meravigliata e con prosopopea, si rivolse a me in ucraino dicendomi: “Signore e signori, ben tornati in Unione Sovietica!”. Peccato che fossimo a Praga nel 2016.

Ordinammo la colazione e ci sedemmo. Il posto sembrava aver risvegliato in lui ricordi, immagini, che la vita in Germania avevano assopito ma non cancellato. Si guardava intorno sorridendo mentre spremeva la bustina del tè nella tazza e commentava le torte salate che avevamo ordinato come se le avesse attese per anni. Non resistetti e gli chiesi il perchè della frase di stupore pronunciata all’entrata. Avevo già ascoltato espressioni simili, ma sempre usate in senso dispregiativo, in totale contrasto quindi con la sua evidente soddisfazione.

Solitamente venivano rivolte a luoghi in cattivo stato o semi abbandono, come possono esserlo stazioni di piccoli paesi, bugigattoli di tabacchi ed alcolici o piccole officine organizzate in garage privati. La caffetteria dove ci trovavamo aveva invece luci soffuse, calde ed accoglienti, un buon profumo di caffè e prodotti da forno che giungeva da dietro al bancone, commesse cordiali ed efficienti nonostante il sole fosse sorto da poco ed una pulizia ed un ordine impeccabili. Le sue spiegazioni furono infatti altre.

Il mio amico cominciò a raccontare episodi risalenti alla sua infanzia, nell’Ukraina che alla fine degli anni ’80 stava vivendo la separazione dall’URSS. La disposizione dei tavoli, il bancone dei dolci e l’ingombrante macchina del caffè richiamavano infatti alla sua memoria geometrie e colori che non vedeva più da lungo tempo. Avendo vissuto anche io, come lui, in Sassonia, posso dire luoghi simili non ne ho trovati. Ma mentre per me sono solo caratteristici del posto, quindi nella mia testa hanno una mera collocazione geografica, spaziale, per lui hanno anche una chiara collocazione temporale.

Terminata la colazione siamo usciti dal locale. Procedendo per strada ho notato che continuava a sbirciare dalle vetrine all’interno della caffetteria. Dopo che ci siamo salutati, mi sono diretto al lavoro chiedendomi se esistano luoghi analoghi nel mio immaginario. Forse la fabbrica di biscotti che era attiva in Val Polcevera fino ai primi anni ’90. Mi recavo là con mia madre a comprare i baci di dama, cantuccini e canestrelli. Non ho alcun ricordo visivo, solo che si entrava da una grossa porta in metallo ed un vecchio serviva i clienti in tuta da lavoro, fra il rumore dei macchinari. L’aroma di biscotti appena sfornati invece lo ricordo bene, molto bene.

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